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“Arbëria” è un film d’essai

La Direzione Generale Cinema presso il Ministero per i beni e le attività culturali ha riconosciuto Arbëria tra i “film di qualità, ossia aventi particolari requisiti culturali ed artistici idonei a favorire la conoscenza e la diffusione di realtà cinematografiche meno conosciute, nazionali ed internazionali ovvero connotati da forme e tecniche di espressione di ricerca o di sperimentazione oppure film d’archivio…”.

L’opera prima delal regista di origini calabresi, Francesca Olivieri, presenta dunque quegli “spiccati elementi di ricerca o di sperimentazione riconoscibili nel linguaggio cinematografico, nell’impianto e nella struttura narrativa, nell’uso delle fonti e nelle tecniche di ripresa ovvero di montaggio, nel rapporto fra contenuti narrativi e contenuti documentaristici ovvero fra contenuti ripresi con tecniche tradizionali e contenuti realizzati con tecniche digitali, nelle modalità di produzione, realizzazione e distribuzione” che lo fanno stare nella ristretta cerchia di film d’essai.

Il docufilm prodotto dalla Open Fields Production e distribuito dalla Lago Film  è tra le 18 opere (12 delle quali straniere) che hanno ottenuto la qualifica lo scorso 17 giugno con un decreto del direttore della Direzione generale Cinema del Mibac.

Successo di Arbëria alle “Giornate del cinema albanese“ di Roma

Un altro successo per Arbëria: la fila all’ingresso, con la sala DeLuxe, ha reso necessaria una doppia proiezione contemporanea in un’altra sala della Casa del Cinema di Roma, dove dal 31 maggio al 2 giugno scorsi si sono svolte le “Giornate del Cinema Albanese“.

Dunque, dopo il Premio del Pubblico al Dea Open Air International Film Festival di Tirana, il film di Francesca Olivieri, continua a raccogliere consensi tra chi lo guarda.

«Un pubblico delle grandi occasioni ha accolto sabato primo giugno la proiezione di “ Arberia. Neanche l’ apertura in contemporanea di una seconda sala da parte dei preoccupati  organizzatori  è stata  sufficiente  per contenere le centinaia di spettatori: italiani, italiani di origine arbëreshe, albanesi» ha commentato l’ambasciatore Mario Bova, dell’Associazione Occhio Blu – Anna Cenerini Bova, che ha organizzato l’evento in collaborazione con Anica, il Centro Nazionale Albanese di Cinematografia, la Roma Lazio Film Commission, l‘Istituto Luce e Cinecittà e  il Balkan Film Market con l‘obiettivo di promuovere la cooperazione cinematografica tra Italia e i Balcani.

«Ancora più sorprendente è stata la reazione  del pubblico – ha aggiunto il presidente dell’associazione – che ha seguito con palese emozione il film, a testimonianza di una percezione  largamente condivisa: l’attualità ancora ricca  di un  fenomeno sociologico  culturale che rimane vivo dopo 600 anni  nelle comunità arbëreshe, e scuote ancora oggi la sensibilità degli albanesi d’Albania, costruendo  un disegno  di partenariato, culturalmente ed economicamente fertile, specie se inserito nell’oramai possibile cornice  di un’Europa comune. «Il profondo senso della narrazione, raccontata con delicata e coinvolgente abilità, – ha concluso Bova – è un invito a chi di dovere, a salvaguardare, come  linfa vitale per il futuro,il patrimonio storico delle minoranze».

«L’evento promosso dall’Associazione Occhio Blu è stato un risveglio primaverile di energie nuove che si stanno connettendo tra l’Italia e L’Albania » ha detto Francesca Olivieri, che con il suo film ha raccontato il ritorno alla origini da parte una giovane donna arbereshe. «I film proposti nelle tre giornate erano tutti testimoni di una creatività forte e libera. Ringrazio ancora tutto il pubblico che è venuto ad assistere con entusiasmo  alla proiezione di Arbëria – ha continuato la regista – e non dimenticherò mai la questa sincera emozione».

I film selezionati per la rassegna – tra i quali Arbëria, appunto – sono ispirati alle più recenti espressioni della cultura albanese, finalizzata al racconto di un Paese in fase di transizione, portatore di aspirazioni e problemi  propri di una società alla ricerca di una nuova più moderna identità e di una  collocazione paritaria nel contesto europeo.

Intanto il film prodotto dalla Open Fields Productions – in collaborazione con Lucana Film Commission e Calabria Film Commission, con il sostegno di MiBAC e SIAE e il supporto di BCC Mediocrati e Echoes – e distribuito dalla Lago Film, sta continuando la sua distribuzione nazionale, inziata con un sold out al cinema Garden di Rende il 26 marzo scorso. E il 14 giugno sarà a Milano, nell’ambito del festival Sguardi Altrove.

Premio del pubblico per Arbëria al Dea Film Festival di Tirana

Prima internazionale con successo per il film Arbëria, l’opera prima di Francesca Olivieri che nei giorni scorsi si è aggiudicato il premio del Pubblico del Dea Open Air International Film Festival di Tirana.
Il film della regista di origine calabrese racconta il ritorno alla origini da parte una giovane donna arbereshe, è stato al centro del programma dell’evento cinematografico che si è svolto nella capitale d’Albania dal 2 all’8 maggio.

La giuria presieduta dalla produttrice olandese Claudia Landsberger – che in passato è stata presidente della European Film Promotion e nella giuria del Festival di Berlino – ha ratificato il premio assegnato al film prodotto da Open Fields Productions e distribuito da Lago Film.

Il riconoscimento e la partecipazione del film al festival diretto da Edmond Topi ha consentito al film prodotto con il sostegno della Lucana Film Commission e della Calabria Film Commission, del MiBAC e della SIAE nell’ambito dell’iniziativa “Sillumina” – con il supporto di BCC Mediocrati e Echoes – di presentarsi sull’interessante mercato cinematografico albanese come emblema delle relazioni culturali e produttive tra Italia e Albania.

Durante i cinque giorni del festival, la regista Francesca Olivieri e i produttori/distributori sono stati  anche accolti dal ministro per la Diaspora albanese, Pandeli Majko, che ha riconosciuto il valore di documento colturale del film.

Arbëria arriva nelle sale cinematografiche

“Arbëria” è l’opera prima della regista piemontese Francesca Olivieri, prodotto dalla Open Fields Productions, in collaborazione con Lucana Film Commission e Calabria Film Commission, con il sostegno di MiBAC e SIAE nell’ambito dell’iniziativa “Sillumina”, con il supporto di BCC Mediocrati e Echoes.

Il film indaga i legami forti e l’eredità culturale delle comunità arbëreshë che ancora sopravvivono in alcuni piccoli borghi di Calabria e Basilicata.

A dare corpo ad Aida è stata Caterina Misasi, attrice romana di origini calabresi nota al grande pubblico per le sue partecipazioni sul piccolo schermo in “Un Medico in Famiglia”, “Centovetrine”, “Vivere”. A lei si sono affiancati la giovane co-protagonista Brixhilda Shqalsi, attrice di origini albanesi, Carmelo Giordano, Anna Stratigò, Mario Scerbo, Alessandro Castriota Scanderbeg, Fabio Pappacena, Antonio Andrisani. Grande entusiasmo ha prodotto anche la presenza della giovanissima e talentuosa interprete Denise Sapia.

Al montaggio del film ha lavorato Fabio Nunziata, già collaboratore del regista Abel Ferrara. Le musiche sono del compositore Luigi Porto, recentemente impegnato nella realizzazione di colonne sonore insieme al maestro Angelo Badalamenti.

Quello di Aida, e dell’intera comunità degli arbëreshë, è un conflitto tra tradizione e modernità, tra emancipazione e conservazione dei legami forti: la donna vive infatti una vera nostalgia dell’appartenenza, un sentimento comune dei tempi moderni che paralizza il presente e sterilizza il futuro di molti, sempre alla costante ricerca di se stessi e della propria identità.

I tri cerzi


“I tri cerzi” è il videoclip interamente realizzato da Lago Film per la band etnopopolare Taranta Nova. Racconta di un amore “tradizionale” visto con gli occhi di una ragazza sognatrice ma indipendente, romantica ma autonoma.

Redemption Song in Africa

manifesto RSongNel momento più caldo delle migrazioni e degli sbarchi sulle coste europee, il rifugiato Cissoko decide di tornare in Africa per dissuadere i suoi fratelli a partire per un falso sogno, allertandoli  sui rischi di questa emigrazione e sull’importanza di riconsiderare il valore della propria essenza e di un vivere pacifico nella propria terra. Quest’inno al riscatto, dall’Ile de Goree, l’isola della tratta, lo porta fino in Brasile ad omaggiare i discendenti degli schiavi che tuttora mantengono vive le origini africane. Ed è colmo di queste suggestioni che continua a rivolgersi instancabilmente alla sua gente, supportato da alcuni amici artisti e dal ricordo vivo di Thomas Sankara: “ Produciamo in Africa e consumiamo in Africa. Vivere all’africana è il solo modo di vivere liberi e degni”.
Prodotto da Solaria Film e LAGO Film e distribuito da Movimento Film, il documentario è riconosciuto di Interesse Culturale con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali ed è patrocinato da Amnesty International. Distribuzione Home Video Cecchi Gori Entertaiment. Ha vinto il premio Rai Cinema al Festival Visioni dal Mondo del 2015.

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“Pur considerando l’atto di migrare un diritto inalienabile di ogni essere umano, non si può non considerare la perdita di vite umane a cui stiamo assistendo nella più assoluta impotenza, constatando ad un tempo la sostanziale inefficienza delle politiche europee e africane, che non riescono a smuoversi nè sul tema dei visti, nè sull’apertura di corridoi umanitari, sbarrando in molti casi le frontiere persino ai profughi di guerra. E’ a fronte di queste considerazioni e con un forte senso d’urgenza che abbiamo realizzato questo documentario con l’obiettivo primario d’informare i giovani africani sui molteplici rischi di questa emigrazione, invitandoli, attraverso il toccante racconto del loro fratello Cissoko, a considerare la possibilità concreta di vivere o di tornare a vivere in Africa il proprio futuro. Il documentario articola un discorso fortemente emotivo, che invita al riscatto pacifico, all’abolizione del falso mito dell’occidente, alla de-colonizzazione dello sguardo, ma che incita anche alla ricerca di una reale unione, che consenta l’emancipazione della propria terra, da conflitti e povertà, affichè si concretizzi la possibilità di viverla. Vorremmo quindi realizzare un tour di sensibilizzazione in alcuni paesi africani come la Guinea, il Burkina Faso, Senegal, il Mali, Marocco, in cui alla proiezione di Redemption Song segua un efficace dibattito. Il 13 febbraio 2016, si é tenuta all’Isola di Gorée in Senegal, la prima presentazione ufficiale del documentario in Africa Occidentale e sono poi state fatte alcune proiezioni in alcune realtà “calde” di Dakar, dove è altissimo il numero dei ragazzi che vorrebbero partire. Ad accompagnarci anche parte dei musicisti che hanno aderito spontaneamente alla mission di questo progetto, che credo sia fortemente in linea con i valori e le finalità di scambio e dialogo interculturale che, in un modo o in un altro, la parte migliore della società civile persegue, con la viva speranza che si possa invertire felicemente la rotta di questi dolorosi esodi verso una Madre Africa che ha in realtà molto da offrire. Convinta che il discorso culturale resti la base per qualsiasi incontro, crescita e cambiamento, credo che Redemption Song per gli argomenti trattati, possa essere stimolante anche per ulteriori approfondimenti sul tema dell’accoglienza e dell’integrazione, quindi contribuire a farsi strumento per la sensibilizzazione, anche nelle scuole italiane ed europee.
Cristina Mantis

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“Redemption song è un’opera assolutamente originale, che si distingue in un panorama molto ricco di documenti filmati sull’immigrazione. Non parla solo dell’andata, ma anche del ritorno. E del viaggio e della scoperta, come desideri primari, insopprimibili dell’essere umano”.
Amnesty International

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Il trailer

It will be chaos

Un uomo eritreo e una famiglia siriana in una duplice ricerca di libertà in mezzo alla crisi dei rifugiati nel Mediterraneo orientale. La tensione sale mentre combattono contro mari agitati, condizioni difficili e burocrazia in piedi sulla loro strada. Faranno una nuova vita in Europa?
Ecco cosa c’è nel documentario ‘It Will Be Chaos – Sarà il caos’ di Lorena Luciano e Filippo Piscopo, due registi (e coniugi) italiani, che da vent’anni vivono negli Stati Uniti e portano avanti, con successo, la professione di documentaristi, specializzati in tematiche sociali.
Il film, prodotto da HBO e premiato al Festival di Taormina, indaga un fenomeno complesso come quello della crisi migratoria che, tra il 2011 e il 2018, ha già visto inabissarsi nel Mediterraneo le vite e le speranze di oltre diciottomila persone.
Al centro del mosaico di racconti, viaggi e testimonianze sono le due storie di Aregai, eritreo sopravvissuto al naufragio, e Wael, siriano che nel 2015 viaggia con la famiglia lungo la rotta balcanica. Intorno a queste vicende, lo scenario di un’Italia e un’Europa che non sanno reagire alla crisi migratoria, tra solidarietà, gestioni emergenziali e derive politiche.

It will be chaos

Film 2 Productions

Redemption Song

“Redemption Song”, di Cristina Mantis, è un documentario girato tra Guinea, Senegal, Brasile e Italia, che racconta la storia del rifugiato africano Aboubacar Cissoko che, supportato dai suoi amici artisti e dal ricordo vivo di Thomas Sankara, va ad allertare i suoi fratelli in Africa sui rischi dell’emigrazione con l’obiettivo di dare un contributo ad arginare la perdita umana dell’Africa.

Il brano Redemption song di Bob Marley è un inno: alla resistenza; alla resilienza e cioè alla capacità di adattarsi in ambienti ostili; alla lotta per l’emancipazione da una condizioni di subalternità. Per questo dà il titolo e fa da sottofondo al nuovo documentario di Cristina Mantis, la regista calabrese che ha vinto il premio “Rai Cinema” nell’ambito del festival internazionale Visioni dal Mondo 2015 che si è svolto a Milano lo scorso inverno.

Il documentario della regista calabrese – prodotto da Lago Film, Movimento Film e Solaria Film – racconta il sogno di redenzione che Cissoko, il protagonista africano, invoca per la sua gente e la sua terra. Cissoko è un profugo di guerra che arriva in Italia provando in prima persona l’estrema precarietà di coloro che fuggono verso l’Europa con il miraggio di una vita migliore. La voglia di contribuire al risveglio della sua gente lo spinge a filmare con una piccola telecamera i risvolti poco allettanti di un mondo occidentale in crisi dove spesso le condizioni dei suoi fratelli sono drammaticamente vicine alla schiavitù. Il suo ritorno in Africa, in Guinea, per proiettare le immagini nelle scuole e nei villaggi, sarà un costante invito alla cessazione dei conflitti interni e all’affrancamento di se stessi e della propria terra.
Virtualmente accompagnato nel suo viaggio da artisti che rafforzano il sound emotivo e dal ricordo di Thomas Sankara, dal Senegal di Ilee de Gorée, l’isola della tratta, Cissoko parte per il Brasile, per i quilombi, a rendere omaggio ai discendenti degli schiavi che continuano a lottare per i propri diritti e a mantenere vive le loro origini africane, grazie alla loro unione.

«Alla base del documentario – ha spiegato la regista Cristina Mantis – c’è il desiderio forte di empatia con l’universo nero che ci circonda, quello a noi vicino, e quello lontano che spesso giunge a noi sulle barche della disperazione. Attraverso il viaggio a ritroso di Cissoko, il protagonista Africano, sbarcato profugo a Lampedusa, è interessante comprendere meglio della difficile realtà da cui partono molti migranti, cosa li muove, le prospettive. E contemporaneamente c’è la voglia di contribuire a far luce sui falsi paradisi che spesso attendono migliaia di giovani, al di là delle frontiere sbarrate. Spero che il suo canto di redenzione venga ascoltato».

«C’è bisogno di una presa di coscienza – ha detto il protagonista, Cissoko Aboubacar – da ambo le parti: perché l’Europa ha un problema se l’Africa si svuota inseguendo il falso mito dell’Occidente ricco. La terra d’Africa, meravigliosa, contiene in sé tutte le risorse che noi africani, uniti, possiamo far fruttare, ma è necessario prima liberare le nostre menti, giungendo ad una nuova presa di coscienza. E se i paesi europei vogliono  davvero aiutarci – dice – smettano di inviarci armi e ci diano trattori, e la possibilità di raggiungere l’autosufficienza alimentare. Africa ed Europa devono unirsi per salvare i ragazzi africani che muoiono notte e giorno».

Il documentario di 64 minuti è stato coprodotto dalla Lago Film, ed è distribuito dalla Movimento Film.

Il trailer

Il servizio

Die Ewige Wiederkehr

Il documentario (in fase di lavorazione) racconta il continuo viaggio – senza meta apparente – di alcuni autisti che nel loro perpetuo cammino trasportano alla guida delle corriere migliaia di calabresi in Svizzera e Germania. All’interno dei bagagli caricati e scaricati sono racchiusi sogni, speranze, delusioni e dolori. Traghettatori di corpi e anime che assistono, in prima persona, a un lento e inesorabile esodo. Ed è in virtù di questa loro esperienza “in presa diretta” che riescono a rievocare storie di speranza, aspettative, successi, fallimenti, frustrazioni e stati d’animo di chi in questi anni ha lasciato la Calabria.

L’idea è mostrare che gli italiani sono stati e continuano a essere migranti, alla stessa stregua di chi oggi arriva in Italia sbarcando sulle coste del Sud.

IL TEASER